| Relazione del Presidente Alberto Alberti | |
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“Riviera
dei Fiori 2015:
costruiamo
oggi il nostro futuro turistico”.
Autorità, gentili Ospiti, cari
Colleghi,
Vi porgo il benvenuto alla
nostra Assemblea annuale, e traccio una breve sintesi dei principali temi che
hanno caratterizzato la situazione economica e l’attività della nostra
Associazione nel trascorso anno e nei primi mesi del 2007.
Nel 2006 l’economia mondiale ha
continuato a crescere a ritmo elevato, con un tasso superiore al 5 per cento. I
principali motori di questo sviluppo sono stati, in questo biennio come nel
precedente, gli Stati Uniti e la Cina.
Al rallentamento dell’economia
statunitense fanno da contrappeso la prosecuzione del forte sviluppo
Il commercio internazionale
continua a espandersi a ritmi superiori al 7 per cento.
Dalla fine del 2005 l’economia
italiana è in fase di ripresa. La crescita si è consolidata nel corso del 2006,
sfiorando il 2 per cento, un risultato che non si aveva da ormai circa cinque
anni. Per il 2007 ci si attende un tasso di sviluppo in linea con il 2006. La
ripresa è alimentata soprattutto dagli investimenti e dall’espansione della
domanda estera, in primo luogo in Germania. L’occupazione è notevolmente cresciuta,
ancora in larga misura nelle posizioni determinate da condizioni di
flessibilità del mercato del lavoro.
Ci auguriamo per questo che le
ricorrenti voci di modifica della legislazione relativa al mercato del lavoro,
ed in particolare della legge Biagi, trovino un momento di maggior
approfondimento fuori da ogni linea ideologica e da ogni strumentalizzazione
politica.
Tuttavia, nonostante il ciclo
positivo intrapreso, l’economia italiana si espande a un ritmo di crescita che
resta fra i più bassi dell’area dell’euro. Nella prima metà di questo decennio
la produttività del lavoro è diminuita in tutti i settori, ed in modo
particolare nell’industria.
Le ragioni risiedono
sicuramente in un ritardo nell’adeguamento del sistema produttivo italiano ai
mutamenti del contesto tecnologico e competitivo, anche se il sistema delle
imprese ha avviato un profondo processo di ristrutturazione.
Rimane infatti cruciale la
dimensione delle imprese. Nonostante il sistema produttivo si trasformi ed
innovi per adeguarsi alle mutate condizioni competitive, la trasformazione
produttiva è ostacolata, per usare le parole del Governatore Draghi, “da
un contesto istituzionale che rimane carente”.
Fra i diversi fattori del
sistema rimangono senza adeguate risposte le riforme relative al sistema
educativo, ed in particolare a quello universitario, ancora caratterizzato da
rigidità non idonee a sostenere una economia che sarà sempre più basata sulla
conoscenza.
Il grado di concorrenza nel
mercato interno dei servizi, pubblici e privati, influenza la crescita delle
imprese che competono sul mercato internazionale: nei paesi in cui maggiori
sono gli ostacoli legali o regolamentari alla concorrenza nell’offerta di
servizi energetici, di telecomunicazione, di trasporto e professionali, l’industria
riscontra le maggiori difficoltà in termini di crescita. Il nostro Paese è fra
quelli con la regolamentazione più sfavorevole agli utenti.
Nonostante la dinamica positiva
degli ultimi anni, il prezzo dell’energia elettrica per usi industriali in
Italia, al netto delle imposte, è ancora fra i più alti d’Europa, maggiore del
20 per cento circa rispetto alla media.
Altro fattore di grave
debolezza strutturale è indubbiamente la situazione in cui versa la nostra
giustizia civile.
La durata dei nostri processi
nel confronto internazionale è un fatto gravissimo. Le cause di lavoro nel
primo grado di giudizio durano da noi in media oltre due anni, un anno in
Francia, meno di sei mesi in Germania.
Il tema delle infrastrutture è
ancora un nodo irrisolto, denunciato da noi imprenditori da ormai troppi anni,
e dove rischiamo l’irreversibilità se non si rendono disponibili le risorse
necessarie ad realizzarle; queste risorse devono necessariamente essere
recuperate dalle enormi riserve delle spese pubbliche improduttive che non sono
quelle sociali, governate comunque da inefficienza e inefficacia, ma dagli
enormi apparati statali, ormai divenuti troppo spesso carrozzoni
autoreferenziali troppo costosi.
Sui temi di politica economica
i segnali non sono migliori.
Ci siamo lasciati alle spalle
una finanziaria sicuramente rigorosa sul piano dimensionale, ma con un
approccio culturale antico, poiché non interviene sui nodi cruciali del nostro
Paese: la riforma della spesa pubblica, la sua riorganizzazione in termini di
efficienza ed efficacia dei servizi prodotti, ed i livelli ormai indefinibili
di spesa corrente non più degni di un paese occidentale moderno.
La Legge Finanziaria del 2007,
come prevedemmo e denunciammo a mezzo stampa, anche noi dal nostro modesto osservatorio
di Confindustria Imperia in tempi non sospetti (novembre 2006), era di
dimensione enorme rispetto ai tendenziali di cassa che si stavano delineando,
ed era evidente a tutti che avrebbe generato un surplus (il cosiddetto
tesoretto), trasferendo risorse, in termini di maggiore pressione fiscale, dal
settore privato a quello pubblico, non come risultato della tanto
sbandierata lotta all’evasione, bensì
come risultato di manovre fiscali incrociate. Così la flebile ritrovata
crescita, che doveva essere sostenuta, corre invece il rischio di essere
imbrigliata. Il risultato è per
l’ennesima volta soldi da spartire fra ministeri e amministrazioni pubbliche,
clientelismi, acquisto di consenso sociale.
E la riduzione del debito e
della spesa corrente?
Non possiamo, e parlo da
imprenditore, continuare a finanziarie uno stato improduttivo ed
autoreferenziale.
È ora di dire basta.
Dobbiamo cambiare strada. Non
possiamo più aspettare.
La lotta all’evasione, caro
signor Viceministro Visco, non la si può fare con la presunzione di reddito (i
famigerati studi di settore) perché vuol dire che lo Stato si è arreso. La si
deve fare con l’accertamento del reddito reale. Il mercato infatti per
definizione non garantisce nulla in termini di redditività, solo l’economia
pubblica ci riesce, ma ne abbiamo visto i risultati in questi decenni.
Diversamente parliamo di incremento di tassazione impropria, non fondata su
termini reali attraverso il recupero di imponibile fiscale derivante dalla
lotta al sommerso.
Occorre intervenire
immediatamente sulle spese e sugli sprechi enormi dello Stato che ancora ci
sono, e non ricorrere sempre a chi in questi anni la tenuta sociale del Paese
l’ha sostenuta economicamente, ma che oggi rischia di ritrovarsi ai margini
delle economie più avanzate se non si cambiano la cultura ed il modo di
guardare alle imprese, ed alla responsabilità sociale di cui esse sono
portatrici.
Come ho avuto modo di dire in
altre Assemblee, penalizzare chi dà lavoro e rispetta le regole è un delitto
che non deve essere più commesso.
Dopo queste considerazioni che
purtroppo ripeto per la quarta volta in occasione dell’Assemblea senza aver
visto segnali particolari di inversione di tendenza, vorrei da qui in poi
dedicare la restante parte del mio intervento ai problemi del Nostro
Territorio, primi fra tutti quelli su un tema a me particolarmente caro, quello
relativo al turismo, che abbiamo scelto come argomento della Nostra Assise, e
su cui riteniamo vada posta tutta la nostra attenzione, poiché rappresenta una
parte molto importante del nostro passato e dovrà rappresentare, alle giuste
condizioni, una parte importantissima del nostro futuro.
Permettetemi in questa
occasione di rivolgere un sentimento di autentica gratitudine a tutti gli
operatori del settore turistico, imprenditori e loro collaboratori, per il
lavoro che svolgono talvolta in condizioni complesse, ed in particolare ai
nostri Albergatori Associati in Federturismo, ed al suo Presidente storico,
l’amico
Grazie Dario.
Tornando ai temi dell’economia
locale, riprendendo il titolo dell’incontro di oggi, “Riviera dei Fiori 2015:
costruiamo oggi il nostro futuro turistico” ripeto quanto ho già avuto modo di
dire lo scorso anno:
lavoriamo insieme per
rimettere il sistema produttivo provinciale e le imprese al centro delle scelte
per la crescita economica e sociale, per dare slancio a un nuovo modello di
sviluppo, non fondato sulla troppo spesso ricercata rendita di posizione, ma
sul rischio e sulla qualità dei progetti imprenditoriali e del lavoro, puntando
ad un alto livello della nostra offerta in tutti i settori, a partire da quello
turistico e di qualificazione delle risorse lavorative.
Veniamo ora a
parlare dei settori più tradizionali.
Dividendo,
come di consueto, la nostra base associativa nei quattro macrosettori della
produzione di beni, della produzione di servizi, delle costruzioni e del
turismo, ed avvalendoci dell’indagine sul fatturato svolta ad ogni fine anno
fra le aziende associate registriamo, per il 2006 rispetto al 2005, alcuni
segnali di ripresa anche se non generalizzati e non troppo marcati (circa il 2%) nel fatturato del settore
produzione di beni e, per contro, il permanere di un significativo incremento
(circa il 12%) nel settore della produzione di servizi.
Sembra
legittimo affermare che, mediamente, il 2006 è stato per le nostre aziende un
anno in cui si potrebbe registrare una inversione di tendenza rispetto al ciclo
dell’ultimo triennio.
In linea con
questi dati sicuramente il settore agroindustriale ed in particolare quello
oleario, che ha vissuto un anno complesso, a causa, fra l’altro, di una forbice
sempre più pericolosa: l’incremento dei prezzi della materia prima da una lato,
legato anche a situazioni speculative generate dalle politiche sul Biofuel
e le fonti di energia alternative, e la pressione sui prezzi determinata in
particolare dalla grande distribuzione dall’altro.
Le piccole
imprese legate al territorio devono avere la capacità di non assoggettarsi
esclusivamente a logiche di prezzo ma puntare, e non mi stancherò mai di dirlo,
su elevati standard di qualità, condizione necessaria perché aziende con le nostre
dimensioni produttive possano vincere le sfide del mercato globale.
Questo settore
appare anche eccessivamente frammentato, perché le imprese spesso non
raggiungono quella dimensione critica che consente di attivare adeguate politiche di promozione e di
investimento idonee a mantenere standard competitivi internazionali. Occorre
trovare momenti significativi di aggregazione, per rilanciare un settore che
molto ancora può dare.
Il comparto
delle costruzioni ha confermato anche nel 2006 il positivo andamento di questi
ultimi anni, con un rafforzamento delle posizioni occupazionali del settore,
evidente segno di consolidamento di un comparto che comunque era già molto
cresciuto.
Sul settore
pesano tuttavia fortemente una serie di
incognite.
Esse vanno dal
tema delle discariche degli inerti, al problema dei ritardati pagamenti, ai prezzi
non adeguati alle condizioni di mercato, che quando interessano il
valore del lavoro in certi capitolati non possono che essere definiti una
istigazione a delinquere, al problema più ampio dei sistemi di aggiudicazione
che sono diventati una scommessa d’azzardo, ad un quadro normativo e di
adempimenti amministrativi farraginosi ai limiti ormai della sostenibilità.
Non è più
tollerabile nell’era del digitale che per avere una fattura pagata per un
onesto lavoro si debba aspettare anni per le inefficienze della pubblica
amministrazione!
Per aver
affrontato questi temi energicamente ed incisivamente sento di dover esprimere un sincero
ringraziamento al Presidente Papone ed al Suo Consiglio Direttivo, al quale va
tutta la mia stima per l’impegno e l’eccellente lavoro svolto, ed in
particolare per aver riportato al centro del dibattito provinciale il tema
della qualità delle opere in edilizia pubbliche e private, che non sono solo un
problema del settore ma riguardano la qualità della vita dei cittadini stessi,
e sono le condizioni di base per la tanto auspicata rinascita del nostro
territorio.
Grazie Rino.
Un augurio di
buon lavoro va anche al neoeletto alla Presidenza della Sezione Edili Sandro
Bocchio, ed al rinnovato Consiglio degli Edili cui spetta in questo quadro
complesso un compito sicuramente gravoso.
Occorre
intervenire sul quadro normativo per rifondare le basi di un sistema produttivo
che ormai dà i primi segnali di irreversibile sfaldamento, nonostante
l’encomiabile impegno degli imprenditori edili e dei loro collaboratori.
Dobbiamo
lavorare per ricostruire un rapporto nuovo fra stazioni appaltanti ed operatori
che deve essere basato sulla fiducia e sulla qualità dell’impresa che ha
dimostrato di meritarla col proprio lavoro, e non limitarsi alla fredda analisi
numerica e documentale, burocratica, delle offerte senza pensare che dietro
ogni gara c’è un pezzo del nostro sistema che viene realizzato, piccolo o grande
che sia. Ed è alla assoluta qualità della realizzazione delle opere che
dobbiamo con forza tornare a guardare, come in passato i nostri padri e i
nostri nonni hanno saputo fare. L’importanza del comparto ci impone la
responsabilità di continuare a lavorare per tentare, nell’ambito delle nostre
prerogative, di migliorare le condizioni operative complessive per il sistema
delle imprese locali.
Un doveroso
cenno va ancora rivolto ad un settore strategico per dimensione e
rappresentanza. Mi riferisco al comparto florovivaistico, ed in particolare
alla componente della filiera nota come esportatori floricoli, uniti nella
ormai sezione autonoma di Confindustria Imperia, la sezione ANCEF.
Purtroppo oggi
il quadro del comparto è sofferente; l’intera filiera vive una situazione le
cui origini e le relative responsabilità sono attribuibili in modo ampio anche
fra le nostre fila.
Occorre
superare vecchie logiche tendenti ad esasperare l’individualismo dell’impresa,
o peggio ancora dell’imprenditore, per porre in essere politiche aziendali tese
a creare occasioni di aggregazione sempre più forti, al fine di ridare slancio
alla capacità di competere, prima che sia troppo tardi.
Noi abbiamo
ancora un prodotto ed un’immagine molto positiva, ma se non adeguatamente supportata
da idonee politiche di promozione, che vedano anche nella creazione di un
marchio di riferimento del territorio sanremese uno strumento fondamentale di
rilancio del settore, corriamo gravi pericoli.
Occorre
invertire questa tendenza, per venir fuori da un circolo vizioso che ha come
rischio l’uscita dal mercato delle imprese e dei suoi lavoratori.
Veniamo ora al
tema che in questa occasione è centrale e che non a caso abbiamo deciso di
realizzare qui a Sanremo che è stata e deve continuare ad essere la capitale
turistica della Riviera dei Fiori: il Turismo.
La ragione di
questa per noi inconsueta scelta è legata ai sentimenti di vicinanza che
vogliamo esprimere alla Città in un momento complesso per la sua economia
turistica, ed è da qui che vogliamo con forza ribadire la strategicità del
rilancio di questo settore e di questa Città cui vanno i miei migliori auguri.
Noi ci siamo,
e sapremo fare la nostra parte.
Siamo qui in
questa Casa da Gioco, patrimonio dell’economia provinciale, anche per esprimere
in un momento non semplice della Sua vita aziendale la nostra vicinanza ad un
associato che, devo dirlo, mi pare troppo spesso terreno
Un minimo
segno di miglioramento, anche se non ancora sufficiente, caratterizza
l’andamento del settore turistico nell’anno trascorso, con uno -0,1% di arrivi
e un +0,1% di presenze sul 2005.
Ma è nostro
dovere fare un’analisi di trend molto più ampia, che non si limiti all’anno
trascorso.
E purtroppo
quest’analisi ci fornisce un dato impietoso e preoccupante.
Dal 1992 al
2004 le presenze in provincia
Sul fronte del
patrimonio ricettivo, fra il 1992 e il 2004, il numero degli esercizi
alberghieri e delle residenze turistico - alberghiere, passa da
Un dato
impressionante.
Non possiamo
non interrogarci sulle cause, tenendo altresì conto che il valore aggiunto
medio con riferimento alla singola presenza ha raggiunto livelli ormai
insostenibili economicamente per le strutture ricettive. Si vende in alcune
località della costa una camera in pensione completa a meno di 10 Euro.
Non è più
sostenibile.
Le ragioni di
questa situazione non sono più attribuibili solo ad una crisi congiunturale,
che pur esiste, ma a difficoltà strutturali del sistema turistico ligure ed
imperiese in particolare.
Il grave
deficit nella programmazione urbanistica dei territori comunali, la carenza di
impianti sportivi, la carenza di un adeguato sistema di infrastrutture viarie
che consentano di raggiungere le nostre località in modo agevole, la scarsità
di parcheggi nelle aree urbane e nelle aree in cui insistono i nostri luoghi di
maggior attrattività, un sistema logistico che tende a penalizzare il sistema
dei trasporti pubblici, un quadro professionale non sempre all’altezza di
standard internazionali in molte delle strutture del terziario collegato al
turismo, la carenza di risorse professionali idonee a garantire livelli qualitativi
competitivi, la carenza di infrastrutture di intrattenimento e di servizio alla
ricettività, una promozione talvolta estemporanea e fortemente polverizzata, non sempre
coordinata sul piano delle strategie e delle risorse finanziarie dedicate, con
sprechi enormi, sono solo alcune delle criticità su cui tutto il territorio
insieme, operatori, istituzioni, organizzazioni sociali, devono impegnarsi
fortemente.
Abbiamo visto
in questi anni troppi protagonismi, troppi egoismi, troppi campanilismi, troppi
provincialismi.
In un era
globale significa morire.
Occorre uno
scatto di reni affinché questa situazione non diventi irrimediabilmente
compromessa.
A tal fine
occorre darci un orizzonte temporale nel programmare la nostra Riviera e la sua
economia turistica di ampio respiro. Da qui il titolo Riviera 2015, che non è
uno slogan, ma ha l’ambizione di diventare un progetto concreto che porti alla
realizzazione di un piano di sviluppo turistico strategico condiviso da
operatori, forze sociali e mondo
istituzionale.
Questo piano
deve essere redatto con il contributo di tutti i soggetti coinvolti a vario
titolo, ed è per questo che lancio da qui l’idea di realizzare entro sei mesi
gli Stati
Generali Del Turismo della Riviera Dei Fiori con la partecipazione a
due giornate di lavoro di tutti i soggetti interessati che disegnino in modo
semplice e chiaro quale è la strategia di sviluppo che ci poniamo.
Non possiamo
continuare a gestire la quotidianità, occorre programmare in modo puntuale a
partire dalla nostra risorsa più preziosa: la programmazione del territorio al
di fuori di ogni logica di mera conservazione ed al riparo da “fughe in avanti”
di qualche purtroppo mai sopito tentativo speculativo.
Dobbiamo costruire oggi
insieme e presto il nostro nuovo futuro turistico.
Non dobbiamo
tuttavia esprimere valutazioni solo negative, occorre realismo, ma anche
speranza e devo dire che in alcuni casi questa è ben fondata.
Nel luglio
2004 nel corso della nostra Assemblea
presentammo tre progetti che ritenevamo essere, fra gli altri, strategici per
lo sviluppo del territorio.
La positiva
conclusione del procedimento autorizzativo dell’iniziativa del porto turistico
di Imperia, e la spedita partenza dei lavori, lasciano per ora immaginare il
rispetto dei tempi di realizzazione. E questo è un fatto positivo.
Trattando di
infrastrutture per la nautica, ho
piacere di fare un riferimento ad un settore su cui la nostra organizzazione ha
investito molto, e che ha visto questo anno anche la creazione di una nuova
sezione denominata della “Nautica”, in cui sono confluiti tutti i soggetti più
importanti operanti nel settore. Dobbiamo lavorare anche sulle potenzialità
industriali collegate a questo settore, come la cantieristica, affinché si
possa cogliere sotto il profilo industriale l’occasione offerta dalla creazione
di queste importanti infrastrutture.
Anche l’altro
progetto presentato allora, relativo al recupero dell’area “Ex Ferriere”, è
stato approvato dal Comune di Imperia. Da ciò ne deriverà, mi auguro, un
positivo recupero del fronte mare ed un impulso importante allo sviluppo della
città
Infine anche
il terzo progetto presentato allora, il P.R.U.S.S.T. della ex ferrovia, ci dà
segnali positivi. Pur fra molti problemi di carattere tecnico, i lavori
procedono, e di questo ringrazio le nostre imprese appaltatrici che stanno
facendo uno sforzo notevolissimo per la realizzazione in tempi brevi di questa
opera fondamentale, con l’augurio che
possa presto diventare una grande infrastruttura turistica per il
rilancio del territorio.
Concludo oggi con questo mio intervento quattro anni di
una esperienza che è stata per me entusiasmante, che mi ha dato ed insegnato
tanto, dove fino da subito l’obiettivo che mi ero dato -e che spero di aver
perseguito con determinazione e coerenza- è stato quello di lavorare per la
crescita della nostra Associazione, coinvolgendo tutti i colleghi ed
assicurandomi in ogni circostanza il loro consenso, senza trascurare mai
nessuna delle realtà presenti in Confindustria Imperia.
Cedo il testimone al nuovo Presidente Sandro Cepollina che
ben saprà degnamente rappresentare la nostra Associazione, ed al quale rivolgo
il mio più fraterno augurio di buon lavoro, sapendo che potrà contare su un
sistema coeso e solidale, che gli porterà sicuramente grosse soddisfazioni.
L’esperienza di questi quattro anni -potrei dire- è stata
appena sufficiente a rendermi conto che i problemi che ci riguardano sono
numerosissimi, che le cose che Confindustria Imperia fa sono davvero tante, e
che molte altre ancora sono quelle che dovranno essere fatte. La tenuta del
Sistema, la saldezza della nostra rappresentanza associativa, rivestono
un’importanza fondamentale, e debbono restare pertanto la base ed il punto di
forza anche per il prossimo futuro.
Le professionalità esistono, la voglia di lavorare non
manca, abbiamo nel nostro territorio una storia di intraprendenza, di questo
dobbiamo essere con orgoglio fieri e consapevoli per potere a testa alta
progettare il nostro avvenire.
Rivolgo un pensiero personale di ringraziamento e di lode
ai membri del Comitato Esecutivo e del Consiglio che mi hanno sostenuto, ed un
grazie particolare soprattutto a tutte le Collaboratrici e i Collaboratori di
questa nostra dinamica Associazione, primo fra tutti il Direttore. Essi sono
stati sempre prodighi nel fornirmi in ogni situazione sostegno, suggerimenti e
collaborazione. Pur in numero esiguo riescono ad essere sempre informati,
preparati e fortemente determinati in tutte le numerosissime tematiche che
quotidianamente interessano i nostri svariati settori. E da ultimo un caro
saluto e un augurio di buon lavoro e prosperità vada a tutti Voi cari colleghi,
alle Vostre famiglie ed alle Vostre Imprese.