“Innovare
per Crescere:
Le
sfide dello sviluppo”
Autorità, gentili Ospiti, cari
Colleghi,
Vi porgo il benvenuto alla
nostra Assemblea annuale, e traccio una breve sintesi dei principali temi che
hanno caratterizzato la situazione economica nel trascorso anno e nei primi
mesi del 2006.
Nel 2005 l’economia mondiale ha
continuato a crescere a ritmo elevato, con un tasso prossimo al 5%. I
principali motori di questo sviluppo sono stati, in questo biennio come nel
precedente, gli Stati Uniti e la Cina.
Nel 2005 il PIL europeo ha
visto rallentare invece la sua crescita, assestandosi all’1,3% (2,1% nel 2004).
Il rallentamento ha interessato
in misura diversa i maggiori paesi europei.
Nello stesso anno di
riferimento il PIL italiano è rimasto invariato, mentre era cresciuto dell’1,1%
nell’anno precedente.
In Italia, nonostante il trend del commercio mondiale sia rimasto
sostenuto, nello scorso anno le esportazioni di beni e servizi sono cresciute
di appena lo 0,3%, dopo il recupero del 3% dell’anno precedente.
Già da diversi anni abbiamo ribadito
nei nostri incontri che l’andamento negativo della competitività in Italia non
dipende solo dalla fase ciclica negativa degli ultimi anni, ma è, in buona
misura, attribuibile a fattori di natura strutturale, che limitano l’efficienza
organizzativa e la capacità di innovare del nostro sistema produttivo.
Dal 1995 la quota dell’Italia
sulle esportazioni mondiali, valutata a prezzi costanti, si è progressivamente
ridotta dal 4,6% al 2,7%.
Nella seconda parte del 2005,
deboli segnali di miglioramento sono emersi riguardo alle prospettive
congiunturali; dopo un minimo toccato in aprile, il clima di fiducia delle
imprese, nonostante tutto, si è riportato alla fine dell’anno sui massimi
dell’ultimo triennio.
Ed anche i risultati dei primi
mesi del 2006 fanno ben sperare.
Tuttavia le incognite dei
rincari dei prezzi delle materie prime, e del petrolio in particolare, non permettono di fare previsioni per il medio
periodo.
I venti di guerra che giungono
dal Medio Oriente in questi ultimi tempi ci fanno riflettere, oltre che sul
dramma vissuto dai paesi coinvolti e dalle loro popolazioni, anche sulle
inevitabili ripercussioni negative sul fronte della espansione economica.
Ci auguriamo che questi paesi possano
trovare presto un positivo equilibrio, che possa in modo costruttivo riportarli
nell’economia e nello sviluppo del bacino mediterraneo.
Ho piacere a tal fine di rivolgere
un caloroso saluto ai nostri illustri Ospiti provenienti da Israele, ed i miei
più sinceri auguri affinché si possa a breve ristabilire un quadro di serenità
per tutti.
Ho necessità tuttavia di porre
l’accento su come la flebile ripresa prima citata debba essere sostenuta
attraverso una politica economica e di bilancio di ampio respiro, che vada
nella direzione dello sviluppo e del sostegno di tutto il sistema produttivo.
I primi provvedimenti dell’attuale
legislatura debbo dire mi preoccupano non poco, non tanto per gli obiettivi
corretti che si pongono, quanto piuttosto per l’approccio che spesso adottano
per raggiungerli. Per quanto riguarda i provvedimenti inerenti il processo di
liberalizzazione dei mercati, nell’esprimere un giudizio positivo sui principi
generali contenuti nel provvedimento normativo recentemente assunto, vorrei
ricordare che esistono ancora molti altri settori, oltre a quelli su cui si è
già operato, che devono vivere una stagione di forte liberalizzazione.
Penso ai servizi finanziari, bancari
, logistici, di trasporto, di telecomunicazione, che in Italia sono i più cari
e spesso i meno efficienti fra quelli occidentali, e che dovrebbero invece
garantire la capacità di competere del nostro sistema produttivo sui mercati di
tutto il mondo.
Ed è infatti solo attraverso un
forte rilancio della concorrenza, posta fortemente al centro del dibattito dal
nostro Presidente Montezemolo, che si possono migliorare produttività e
competitività. Siamo infatti fermamente convinti che il rallentamento economico
di questi anni sia attribuibile alla eccessiva regolamentazione e alla
conseguente insufficiente apertura di molti comparti dei settori dei servizi,
fondamentali in tutte le economie avanzate, specie in termini di occupazione.
Chi conosce i meccanismi
aziendali sa quale complessità hanno le pianificazioni finanziarie d’impresa;
sa che le aziende non possono essere arbitrariamente gettate nella più assoluta
incertezza, con gravi rischi per la tenuta del sistema, come abbiamo
recentemente avuto modo di vedere, che miravano in alcuni casi, per fortuna poi
superati, anche a produrre un effetto retroattivo: la certezza del diritto e
del quadro economico fiscale in cui si opera sono un valore altrettanto
importante quanto la lotta all’evasione.
Spiace anche vedere che a
fronte di provvedimenti non troppo incisivi sul piano fiscale come quelli adottati
sulla ricerca, decisamente sovrastimati in termini di riduzione del gettito a
favore delle imprese, si vorrebbero invece adottare misure che inaspriscono la
pressione fiscale, andando a colpire il sistema produttivo in modo
indiscriminato.
Non è questa la strada da
seguire.
Occorre al contrario
intervenire immediatamente sulle spese e sugli sprechi enormi dello Stato che
ancora ci sono, e non ricorrere sempre a chi in questi anni la tenuta sociale
del Paese l’ha sostenuta economicamente, ma che oggi rischia di uscire dal
circuito competitivo se non si cambiano la cultura ed il modo di guardare verso
le imprese, particolarmente nei confronti della responsabilità sociale di cui
esse sono portatrici.
Penalizzare chi dà lavoro e
rispetta le regole è un delitto che non deve essere più commesso.
Fermo in
queste mie convinzioni, vorrei da qui in poi dedicare la restante parte del mio
intervento ai problemi del nostro territorio, toccando un tema a me
particolarmente caro, quello relativo all’impulso che occorre dare al processo
di innovazione del sistema produttivo.
Prima di farlo,
tuttavia, voglio per un momento soffermarmi su quanto accaduto nei giorni
scorsi nell’estremo ponente, colpito dalla furia di una natura che appare
sempre più incontrollabile nelle sue manifestazioni estreme.
Desidero esprimere
la mia più sincera solidarietà e vicinanza alle famiglie che hanno subito danni
gravissimi, ed anche alle imprese, che ancora una volta in questa provincia
hanno visto le esondazioni causare danni ingenti all’apparato produttivo. Sento
l’esigenza di rivolgere un ringraziamento pubblico a tutti coloro che si sono
spesi fortemente per fronteggiare l’emergenza, e fra questi anche alle nostre
imprese edili intervenute con tempestività ed efficacia, diventando un vero e
proprio braccio operativo della protezione civile.
Molto è stato
fatto nella prevenzione delle problematiche relative all’assetto idrogeologico,
e di questo va dato atto soprattutto alla Provincia ed al Presidente Giuliano,
al quale va il nostro apprezzamento.
Occorre
tuttavia una presa di coscienza forte nella gestione del territorio e nella
programmazione degli insediamenti urbani. Troppi errori sono stati commessi in
passato. Dobbiamo intervenire tempestivamente e senza esitazioni.
Tornando ai temi dell’economia
locale, riprendendo il titolo dell’incontro di oggi, “Innovare per Crescere: le
sfide dello sviluppo” dico:
lavoriamo insieme per rimettere
il sistema produttivo e le imprese al centro delle scelte per la crescita
economica e sociale, per dare slancio a un nuovo modello di sviluppo più internazionale,
più specializzato, più tecnologico e che sia, per quanto riguarda soprattutto
la Nostra Terra, teso a valorizzare fortemente il concetto di wellness, di qualità e piacere del
benessere della vita in tutti i suoi aspetti, e sempre più legato alla
conoscenza, vero motore dello sviluppo futuro.
A tale
proposito, ricordo che lo scorso 9 luglio 2005 abbiamo organizzato un incontro
dal titolo “Innovazione tecnologica per
lo sviluppo del territorio”, con l’intento di stimolare e di sensibilizzare
il dibattito sulla necessità per la nostra provincia di puntare con energia e
decisione ad uno sviluppo economico che sia legato sempre più alla ricerca ed
all’innovazione, intesi come strumenti
imprescindibili di competitività del
sistema produttivo, e conseguente miglioramento della vita sociale.
Da allora
qualche passo avanti posso affermare che, pur con notevole sforzo, è stato
fatto.
Nel corso
dell’ultimo anno gli uffici di
L’obiettivo è
tanto ambizioso quanto complesso, e forse oggi potremo iniziare a rendicontare
i primi risultati di questo lavoro.
Da un lato abbiamo
i progetti pubblici riguardanti queste tematiche, che saranno illustrati dai
relatori che seguiranno, ed ai quali rivolgo un forte e sincero ringraziamento.
Desidero citare in particolare per questi interventi e per tutto quanto ha
fatto, e mi auguro continuerà a fare per la Provincia
Grazie
Claudio.
Dall’altro per
la parte privata, più squisitamente industriale, sono lieto di annunciarvi che
verrà proposto il risultato di un piccolo, ma molto significativo progetto
portato avanti dalla struttura della nostra Associazione, con una importante
società israeliana di altissimo profilo tecnologico, la società Lynx, che
attraverso un processo non semplice, ha deciso di localizzare ad Imperia la
propria sede europea.
In questa
unità operativa, si dovrebbero concretizzare tutti i risultati della
collaborazione con alcune società italiane del Gruppo Finmeccanica, ed in
particolare con Selex Communication, che colgo l’occasione per ringraziare
anche per la sensibilità dimostrata nei confronti dello sviluppo legato al
nostro territorio.
Il nostro obiettivo
è quello di costruire intorno a questo primo importante seme, un vero e proprio
polo legato alle avanzatissime tecnologie nel settore delle fibre ottiche,
puntando ad attrarre sul territorio altre imprese di spicco che operano nel
settore.
Dei dettagli del
progetto Lynx – Selex Communication parlerà più compiutamente il dottor Tucci,
che ringrazio vivamente per la Sua graditissima partecipazione.
Altro tema di
rilievo che stiamo coltivando da tempo, è quello che mira a porre le basi per
costruire un raccordo tra quanto si sta realizzando a Genova in materia di innovazione
tecnologica (IIT, Distretto Tecnologico,..) e il parco scientifico e tecnologico
più grande d’Europa: Sophia Antipolis.
Mi riferisco
all’area del parco ferroviario di Ventimiglia che rappresenta un luogo dalle straordinarie
potenzialità insediative, oltre che un migliore utilizzo di uno spazio oggi certamente
sotto utilizzato.
Nelle adiacenze
di quell’area è già in essere la formazione di un polo industriale che,
integrato con le aree ferroviarie, o anche solo con una parte di esse, potrebbe
consentire, con una opportuna azione di marketing territoriale, una grande
occasione di attrazione di investimenti esterni ed eventualmente anche esteri
sul nostro territorio, in ragione della
straordinaria posizione logistica, investimenti che potrebbero porre le basi
per un significativo rilancio
industriale legato particolarmente a settori High Tech, con un conseguente elevato impatto professionale ed
un basso impatto ambientale.
A tal fine
sono stati diversi gli incontri con i vertici del Governo del Principato di
Monaco, anche grazie ai buoni uffici del dottor Polverini, nostro Ambasciatore
presso il Principato stesso, che colgo l’occasione per ringraziare
pubblicamente. Il Principato ha manifestato grande interesse per un’area di
notevole rilevanza, che richiede tuttavia il supporto di una strategia condivisa
da tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti in questa importante
prospettiva.
Dobbiamo lavorare
tutti insieme per cogliere le opportunità che ci sono.
Veniamo ora a
parlare dei settori più tradizionali.
Dividendo,
come di consueto, la nostra base associativa nei quattro macrosettori della
produzione di beni, della produzione di servizi, delle costruzioni e del
turismo, ed avvalendoci dell’indagine sul fatturato svolta ad ogni fine anno
fra le aziende associate registriamo, per il 2005 rispetto al 2004, un
significativo calo (circa l’1%) nel
fatturato del settore produzione di beni e, per contro, un consistente
incremento (circa il 17%) nel settore della produzione di servizi, che
tuttavia, in valori assoluti, non compensa la contrazione della crescita
economica.
Indubbiamente,
si tratta di dati da utilizzare con la dovuta cautela, provenendo da
un’indagine svolta su di un campione, pur se sufficientemente ampio e
significativo, comunque riguardante un unico dato, quello del fatturato, che da
solo non può misurare l’effettivo stato di salute delle nostre aziende; in ogni
caso sembra legittimo affermare che, mediamente, il 2005 non è stato per le
nostre aziende un anno particolarmente positivo.
In linea con
questi dati sicuramente il settore agroindustriale ed in particolare quello
oleario, che ha vissuto un anno complesso, a causa, tra l’altro, di una forbice
sempre più pericolosa: l’incremento dei prezzi della materia prima da una lato
e la concorrenza sui prezzi determinata in particolare dal canale della grande
distribuzione dall’altro.
Le piccole
imprese legate al territorio devono avere la capacità di non assoggettarsi
esclusivamente a questo canale distributivo, poiché se da un lato garantisce
volumi significativi, pone sempre maggiori tensioni sulle condizioni economiche
penalizzando le aziende che puntano sulla qualità e non esclusivamente su
logiche di prezzo.
Anche questo
settore appare eccessivamente polverizzato, impedendo adeguate politiche di
promozione e di investimento idonee a mantenere standard competitivi
internazionali. Occorre uscire da un eccessivo individualismo e trovare momenti
significativi di aggregazione, per rilanciare un settore che molto ancora può
dare, e che a chi opera con criteri di assoluta qualità da ancora molto.
Per i settori
delle costruzioni e del turismo preferisco invece utilizzare dati più peculiari
alle specificità degli stessi.
Il comparto
delle costruzioni ha confermato anche nel 2005 il positivo andamento di questi
ultimi anni, con un incremento dei lavoratori presenti nel settore di circa
l’1,1% minore rispetto all’anno precedente, ma evidente segno di consolidamento
di un comparto che comunque era già molto cresciuto.
Sul settore
che con l’avvio, talvolta problematico, di grandi opere a carattere infrastrutturale,
dovrebbe registrare una ulteriore significativa crescita, pesano tuttavia fortemente una serie di incognite. Esse vanno
dal tema delle discariche degli inerti, affrontato energicamente dal Consiglio
direttivo della sezione, che ha visto finalmente un cambio di rotta
importantissimo nell’approccio a questo problema: considerare il materiale di
risulta dell’attività edilizia non più come un rifiuto, bensì come una materia
prima da valorizzare, destinandola ad interventi che consentano di realizzare
opere pubbliche da mettere a disposizione della collettività, attraverso il
recupero di importanti spazi, da sempre veramente esigui nel nostro territorio.
Pesano inoltre
sul settore problematiche che vanno dalle modalità di aggiudicazione dei lavori
condizionate sempre più da una incertezza insostenibile, ad un quadro
finanziario e fiscale penalizzante, che tende a premiare la speculazione
immobiliare a scapito delle aziende strutturate, al reperimento di manodopera
(la presenza di lavoratori extracomunitari nell’edilizia rappresenta ormai
oltre il 32% del totale dei lavoratori denunciati in Cassa Edile), con il
pericolo di tensioni sul mercato del lavoro soprattutto per le piccole imprese,
per finire con una programmazione urbanistica non sempre all’altezza della
situazione, che penalizza fortemente le potenzialità di sviluppo del settore
senza tuttavia riuscire a salvaguardare il territorio e le sue fragilità.
L’importanza
del comparto tuttavia ci impone la responsabilità di continuare a lavorare per
tentare, nell’ambito delle nostre prerogative, di migliorare le condizioni
operative complessive per il sistema delle imprese locali.
Elemento che
mi dà soddisfazione é l’energica azione che la nostra Sezione Edile sta
portando avanti nei confronti dei temi della sicurezza e della lotta al
sommerso. Troppo spesso le nostre imprese, tendenzialmente più strutturate,
sono tenute a garantire standard di sicurezza che altri non tengono nella
stessa considerazione.
Il risultato è
una concorrenza sleale spesso basata sull’elusione delle norme sul lavoro, con
una riduzione di prezzi possibile solo in assenza di investimenti in sicurezza,
in formazione ed in idonee attrezzature. Tutto ciò è inaccettabile e va
fermamente contrastato.
Di questo
ringrazio il Signor Prefetto per la sensibilità dimostrata attraverso le Sue
proficue iniziative che, con autorevolezza, hanno consentito di ottenere
importanti risultati, come il protocollo sottoscritto da tutti i soggetti che a
vario titolo sono interessati dal comparto edile, in materia di sicurezza negli
ambienti di lavoro.
Un minimo
segno di miglioramento, anche se non ancora sufficiente, caratterizza
l’andamento del settore turistico, i cui dati del 2005 rispetto al 2004
segnalano un lieve incremento negli arrivi con un +2,36%, ma un ulteriore leggero calo nelle presenze
pari allo 0,78%, decremento che riguarda soprattutto gli ospiti italiani, le
cui presenze sono diminuite del 1,02% rispetto all’anno precedente.
I primi dati
disponibili dell’anno in corso, riguardanti il primo semestre, rapportati allo
stesso periodo del 2005, confermano purtroppo il trend negativo delle presenze, nonostante una leggera
stabilizzazione degli arrivi dovuti alla domanda di turisti stranieri.
Le ragioni di
questa situazione non sono più attribuibili solo ad una crisi congiunturale,
che pur esiste, ma a difficoltà strutturali del sistema turistico ligure ed
imperiese in particolare. La carenza di un adeguato sistema di infrastrutture
viarie, che consentano di raggiungere le nostre località in modo agevole, la
scarsità di parcheggi nelle aree urbane e nelle aree in cui insistono i nostri
luoghi di maggior attrattività, un sistema logistico che tende a penalizzare il
sistema dei trasporti pubblici, un quadro professionale non sempre all’altezza
di standard internazionali in molte delle strutture del terziario collegato al
turismo, carenza di risorse professionali idonee a garantire livelli
qualitativi competitivi, carenza di infrastrutture di intrattenimento e di
servizio alla ricettività, una promozione fortemente polverizzata e non sempre
coordinata sul piano delle strategie e delle risorse finanziarie dedicate, con
sprechi enormi, sono solo alcune delle criticità su cui tutto il territorio
insieme, operatori, istituzioni, organizzazioni sociali, devono impegnarsi
fortemente.
Se questi
differenziali non saranno efficacemente colmati rischiano di compromettere in
modo irreversibile l’intero comparto.
Alcuni segnali
positivi tuttavia si iniziano a scorgere …..
Nel luglio
2004 nel corso della nostra Assemblea
presentammo tre progetti che ritenevamo essere, fra gli altri, strategici per
lo sviluppo del territorio.
Facciamo un
consuntivo.
La positiva conclusione
del procedimento autorizzativo dell’iniziativa del porto turistico
Trattando di
infrastrutture per la nautica, ho piacere
di fare un riferimento ad un settore su cui la nostra organizzazione ha
investito molto, e che ha visto questo anno anche la creazione di una nuova
sezione denominata della “Nautica”, in cui sono confluiti tutti i soggetti più
importanti operanti nel settore. Fra le prime iniziative la sezione ha deciso
la partecipazione al prossimo Salone Nautico
Anche l’altro
progetto presentato relativo al recupero dell’area delle “Ex Ferriere” pare
stia imboccando la strada dell’intesa fra il soggetto proponente e le Autorità
competenti. Da ciò ne deriverà, in una armonica visione complessiva del
recupero del fronte mare, un impulso importante allo sviluppo della città di
Imperia.
Infine anche
il terzo progetto presentato allora, il P.R.U.S.S.T. della ex ferrovia, ci dà
segnali positivi, pur fra molti problemi di carattere tecnico, soprattutto in
fase aggiudicativa. Sono stati appaltati i primi due lotti della pista ciclo
pedonale, derivante dal riutilizzo del vecchio sedime, nel tratto
Ci auguriamo
possa presto diventare una grande infrastruttura turistica per il rilancio del
territorio. Esortiamo pertanto tutti i soggetti coinvolti, ed in particolare la
società Area 24, a procedere con la massima celerità ed efficacia affinché sia
completata una opera attesa ormai da troppi anni.
In ultimo, ho
piacere di fare un cenno ad un settore che pur non essendo tradizionalmente
assimilabile alle aziende industriali, per la sua importanza, per
strutturazione, per livello dei dipendenti e per qualità imprenditoriale e
capacità di contribuire alla crescita del territorio, è sicuramente strategico
per dimensione e rappresentanza. Mi riferisco al comparto florovivaistico, ed
in particolare alla componente della filiera nota come esportatori floricoli
uniti nella organizzazione ANCEF, con cui è stato perfezionato un accordo che
ha avuto come risultato l’ingresso nella nostra Associazione di tutte le aziende
già aderenti alla stessa ANCEF.
Purtroppo oggi
il quadro del comparto è segnatamente negativo; l’intera filiera soffre di una
situazione le cui origini e le relative responsabilità sono ripartibili in modo
ampio, anche fra le nostre fila.
Occorre superare
vecchie logiche tendenti ad esasperare l’individualismo dell’impresa, o peggio
ancora dell’imprenditore, per porre in essere politiche aziendali tese a creare
occasioni di aggregazione sempre più forti, al fine di ridare slancio alla
capacità di competere, prima che sia troppo tardi.
Chi all’estero
ha saputo sfruttare al meglio le variabili infrastrutturali e dimensionali si è
impadronito del mercato.
Noi abbiamo
ancora un prodotto ed un’immagine invidiabile, ma se non adeguatamente
supportata da idonee politiche di promozione, che vedano anche nella creazione
di un marchio di riferimento del territorio sanremese uno strumento
fondamentale di rilancio del settore, riferibile decisamente al Made in Italy,
corriamo gravi pericoli.
Interveniamo
per invertire questa tendenza, per venir fuori da un circolo vizioso che ha
come rischio l’uscita dal mercato delle imprese e dei suoi lavoratori.
Il modello di
sviluppo che proponiamo, accanto a quanto sinora evidenziato in termini di
nuovo potenziale insediativo legato all’alta tecnologia, deve vedere
necessariamente un sistema integrato, tra i diversi comparti tradizionali della
nostra provincia: il sistema agroindustriale e florovivaistico, con la forte
valenza di collegamento col territorio, ed il comparto turistico, da intendersi
anche come veicolo di promozione dei
settori produttivi locali. Attraverso un forte impulso verso una sempre
più alta qualità ed il legame con il Made in Italy, questi sistemi produttivi
devono indirizzarsi a diventare un riferimento internazionale per la capacità nel
saper soddisfare i consumatori.
Questo impulso
deve trovare un importante momento di comunicazione tramite una politica della
promozione che sia innovativa, e supportata da una capacità analitica delle
valutazioni delle condizioni dei vari mercati, e non come accade talvolta, da
casualità ed assoluta mancanza di collaborazione fra i diversi soggetti
preposti istituzionalmente a tale attività.
Reagiamo, e
facciamolo insieme in una vera logica di sistema.
E nel chiudere la mia relazione voglio ancora ricordare
tutti i collaboratori della struttura per la dedizione con cui si sono
impegnati nella cura degli interessi della nostra Associazione, ed a loro
rivolgo, da imprenditore prima ancora che da Presidente, i miei più sentiti
ringraziamenti.
Ed infine un ringraziamento particolare e sincero lo porgo
al nostro Presidente Montezemolo, che ci ha onorato della Sua presenza in
questa nostra Assemblea , che vede per la prima volta un Presidente Nazionale di
Confindustria. E’ mio grande onore poter dire di essere stato fra i primi a
caldeggiare la Sua elezione già molti mesi prima che essa avvenisse, convinto
di scegliere un uomo libero e certamente capace di riportare la nostra
Associazione al centro del dibattito politico ed economico del Paese.
A Te caro Luca rivolgo i miei più sinceri ringraziamenti
ed un caloroso benvenuto in questa nostra amatissima Provincia di Imperia.